All’estero: come essere educati in Africa

Il bon-ton è una convenzione sociale per cui le classi più colte, da questo punto di vista, anche in Paesi molto differenti riescono a riconoscersi come abitudini, spesso più di quanto avvenga tra abitanti della stessa città, ma di estrazione diversa. Ci sono però eccezioni culturali profonde, come nel caso di civiltà fortemente scaramantiche o superstizione, ad esempio in Paesi africani.

Nessun gentleman europeo, asiatico o americano, infatti, per quanto abituato all’educazione a tavola, potrà preventivamente aspettarsi che dar da mangiare un uovo ad un bambino sia un grave insulto: in Africa (in Chad e Nigeria per esempio), infatti, le uova possono trasformare l’infante in un futuro ladro. In generale, nei Paesi africani a prevalenza musulmana poi, c’è da fare attenzione a che mano si usa: come qualche decennio fa anche alle nostre latitudini, infatti, i mancini hanno vita difficile. La sinistra è la mano “impura” che si occupa dell’igiene personale, la destra può stringere altri mani, o essere usata per il cibo. Dato da non sottovalutare se si mangia il cuscus (rigorosamente da ingerire dopo avere fatto “polpette” a mano dal piatto di portata), o se si partecipa alla “gursha”, tradizione etiope ed eritrea di imboccarsi reciprocamente tra commensali, prendendo il cibo dal piatto di portata e avvolgendolo in una specie di crepe (chiamata injera). Altre curiosità sono da scoprire prima di recarsi in viaggio: ad esempio in Tanzania è gradito presentarsi in ritardo agli appuntamenti e, se ci si siede a terra, è necessario stare attenti a non mostrare le piante dei piedi ai commensali.

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