Galateo in aeroporto

Il bon-ton del viaggiatore inizia insieme al suo viaggio, in aeroporto.

È facile infatti pensare ad usi e consuetudini nel proprio paese, oppure concentrarsi per non andar contro alle tradizioni ed alla cultura degli abitanti nel luogo di destinazione, ma è meno immediato ricordarsi che anche nel momento in cui ci si sposta dalla propria casa al punto di arrivo si può mantenere la propria dignità. È così che in aereo, ed in aeroporto, può esserci un vero e proprio stile comportamentale che distingue i signori da tutti gli altri.

Prevalentemente, il gentleman deve arrecare il minor disturbo al prossimo: il che si traduce con massima correttezza e velocizzazione delle procedure. Tenere i documenti in tasca, conoscere le regole della compagnia aerea con cui si vola (evitando quindi i tentativi di baro sui bagagli a mano un po’ troppo grossi ed un po’ troppo pieni), facilita la propria vita e quella degli altri. Limitare l’uso della macchina fotografica o della videocamera (anche del cellulare) a momenti goliardici o ad eventi davvero straordinari è un altro modo di dimostrare che non è la prima volta che usciamo dal nostro paesello e che non ci lasciamo trasportare da assurde emozioni in quella che è, in fin dei conti, solo uno stallo degli autobus più evoluto.

E lo stesso vale durante il volo: evitare urla, schiamazzi, discorsi ad alta voce, ma soprattutto una volta atterrati il grande classico del popolo italiano. L’applauso finale, scrosciante e cafone. Se la carlinga non è stata colpita da almeno due fulmini e non si è rischiata la tragedia in più occasioni, infatti, applaudire al comandante è un po’ come alzarsi da tavola per rispetto ogni volta che si avvicina il cameriere.

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